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— Antonio

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TaldeiTali.it 

Tal Dei Tali cambia casa...

Burattini
Burattini, foto di Antonio Piu (via Flickr)

Ho sempre sognato di poter dire, un giorno, queste parole così logore e abusate: — È finito un ciclo.

Un po’ ovunque si sente parlare di questi cicli che finiscono. La verità è che si gira in tondo e tutto risuccede come se niente fosse accaduto.
Questo aggrovigliarsi di corsi e ricorsi.
Di fatto, l’unica cosa che rende tutto così unico è forse questo tendere all’infinito del periodo di ripetizione.

Ad ogni modo, sono qui per dirvi che questo mio angolo, questo mucchietto povero e spesso incostante di parole si sposta su http://antoniopiu.com per varie ragioni che non sto qui, barbosamente, a sfogliare.

Ne approfitto per ringraziarvi della vicinanza e dell’affetto che apprezzo costantemente.
Niente saluti lacrimevoli, come avete capito, cambiamo solamente
punto di rendez-vous.

Il cambiamento non è soltanto necessario per la vita.
È la vita. — Alvin Toffle, “futurologo”

Maria 'e su ventu*

Fiocco
Fiocco, foto di Antonio Piu (via Flickr)

Ghiro in chirca ‘e un’apposentu
In oras de calore
In mesudies de sole
Lucorosos
De rajos ch’isperthana su ventu.

A capithas de lettu
Mi sedo.
Caentes che su latte
M’arribban dae caminu
Sonos de pizzinnos.

Sun sonos leppios che rellozzu
Passos
Chi non timene s’affoccu e curren’ chene pasu.
Credende chi sa vida abbarret giocu.

 

TRADUZIONE: Rincaso cercando un angolo per riposare / In ore di caldo / In mezzogiorni di sole / Luminosi / Di raggi che pettinano il vento. / In cima al letto / Mi siedo. / Caldi come il latte / Mi arrivano dalla strada / Suoni di bambini. / Sono suoni leggeri come di orologio / Passi / Che non temono l’afa e corrono senza riposo. / Credendo che la vita rimanga un gioco.

*Maria ‘e su Ventu (altrimenti nota come Maria ‘e su Sole o Maria Letholada – letteralmente “col lenzuolo”) è una figura mitica, una sorta di strega che induce i bambini, poco propensi a riposare dopo pranzo, a stare immobili affinché non vengano in qualche modo visti e rapiti durante le ore di canicola estiva.

Ah dura lontananzia,
a sa chi m’hat sa sorte cundennadu.
Mi ’enit s’arregordanzia
de unu tempus ispensieradu,
s’onesta comunanzia
de amigos chi hapo abbandonadu;
mi torrat a sa mente
unu tempus passadu allegramente. — Peppinu Mereu, A Tonara

Continuo

Uccelli
Nuvole di Sardegna, foto di Antonio Piu (via Flickr)

È il continuo delle giornate che qua non mi manca.
La puntiforme successione degli eventi è, nella sua discrezione, la mia ancora di salvezza, il mio appiglio nel lento scivolare del tempo.
Vorrei poter portare là questo silenzio
interrotto solo dal fruscio delle ali di uno stormo di uccelli.
Ma il rombo immutabile della città non lo si vince.
Lo si asseconda; talvolta.

Non omnia possumus omnes. — Virgilio, Bucoliche (VIII, 63)

Radici

Campagne Oniferi
Campagne di Oniferi, foto di Antonio Piu (via Flickr)

È più di un’idea, più che un sentire interiore.
È il profumo delle scale all’ingresso, è il suono felpato delle poltrone in salotto, è il tono sordo del letto che s’affossa, è il familiare tichettìo di questa penna sul legno segnato della scrivania.
È tutto questo: un fiume d’aria che scorre, intimo, e mi leviga e mi culla e mi porta con sé.
Ancora una volta.
Ancora oggi.
Come se mi avesse atteso, come se non fossi mai andato.

Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale. — Dante Alighieri, Paradiso XVII

Le pere, le particelle, le torte...

Io compleanno
Io il 1 giugno del 1987, foto di Filippo Piu (Babbo)

Pernso alla vita come alla corsa di una particella lanciata a velocità folle.
Di tanto in tanto, sul suo veloce percorso, incontra un ostacolo o un’altra particella che la intercetta e devia il suo cammino.
Di poco, s’intende!
Eppure basta perché per sempre ci si ricordi di quell’incontro.
Mi capita di pensarci, talvolta, alle schegge che colpo su colpo hanno fatto la mia strada.
E pur non essendo giorni di bilancio, quelle deviazioni si illuminano durante questi piccoli anniversari personali; come segnaposti. Diventano più nitide, emergono dalla foschia degli affanni quotidiani, come se un sospiro spingesse via l’ordinario, lasciandole affiorare.

Oggi compio ventisette anni.
Di lucine ne vedo diverse guardandomi indietro e mi piace fermarmi, fissarne qualcuna, ricordando lo scontro che le ha rese parte di me.
 
 
Ascanio Celestini, di cui riporto sotto un estratto di un suo spettacolo, è una delle schegge che mi hanno colpito e che hanno contribuito al mio percorso.
È nato il primo di giugno del 1972.

Gli scienziati dicono che la pera a forza di mangiarla finirà. Dico, ma come può finire la pera? La pera è inesauribile, la pera, no? Per esempio: la nostra generazione di pidocchi esiste da moltissimo tempo: noi siamo nati più di tre giorni fa, e tre giorni fa la pera già esisteva, e questo significa che esisterà sempre e esisterà per sempre: la pera è inesauribile e possiamo continuare a mangiarla all’infinito. — Ascanio Celestini